Grobari and the city

Grobari and the city

p1070324Il mio primo derby a Belgrado purtroppo l’ho passato a cercare di diventare sempre piu’ piccola nel mio seggiolino, visto che il tizio che era con me si spostava sempre piu’ nel mio e a sperare che il partizan non segnasse perche’ lui non aspettava altro per abbracciarmi con calore. Il partizan ha segnato due volte all’inizio e alla fine e tutte due le volte io guardavo il tizio terrorizzata che alzava le braccia mi puntava con un’espressione tipo “e adesso da come me lo gioco questo momento di gioia?Da che parte la posso afferrare?” e visto che io mi stringevo sempre di piu’ dalla parte opposta (verso l’amica che ho costretto a venire con me) il poveretto si limitava a darmi delle pacche sulle spalle un po’ goffe.  Quindi ho imparato la mia lezione, mai andare allo stadio con qualcuno che chiaramente vuole approfittare dei momenti di euforia di un gol, neanche se ti compra i biglietti. (La seconda e’ non dare il tuo numero di telefono ad uno solo perche’ ha un cane).

Mentre il nostro soffriva per il derby, noi  eravamo affascinati dall’atmosfera, i cori, le bandiere, i grobari (becchini) del partizan che chiamano i rivali delje (eroi) della stella rossa tzigani (zingari) insultandoli con questo nome inserito in frasi pesantissimo proprio oggi, l’otto aprile, giornata mondiale della cultura rom. E le torce di zolfo colorate che si accendevano nelle due curve con giochi di luce meravigliosi. Certo mi chiedo come mai la poliziotta mi voleva far buttare le mie penne e il mio rossetto se poi allo stadio entrano delle armi incendiarie micidiali, che in effetti iniziano ad incendiare. Prima nella curva sud dei Grobari, Partizan, lo striscione piu’ grande quello che scende fino al campo inizia a prendere fuoco, pare involontariamente. La reazione dei soccorritori  e’ molto lenta sono tutti ad aspettare il secondo goal del partizan che si spinge sempre più pericolosamente nella metà campo avversaria: si inizia prima a fare vento con la mano, a tamponare con le giacche, poi arrivano i pompieri in cinque con una specie di sistola da giardino che sembrano usciti da un cartone animato, e si avvicinano piano piano a volte tirano il tubo, forse un po’ corto, il nostro amico francese è sconvolto. Nel frattempo un tizio con un secchio butta un po’ d’acqua sul fuoco. Il tutto con un ritmo molto lento, mentre lo striscione si accartocciava sempre di piu’. I poveri pompieri e tifosi in prima fila per forza si sono persi la seconda rete di Vujovic all’82. Dopo questo goal, che segna senza ombra di dubbio il campionato al Partizan,  iniziano ad apparire anche nell’altra curva dei fuochi, ma piu’ grossi, con una fiamma alta. Uno.. due.. tre.. son sempre di piu’.  In pratica i tifosi della Crvena Zvezda, seccati di avere perso nello stadio del Partizan, visto anche che pare che fossero otto anni che il partizan non vinceva nel proprio stadio, hanno deciso di dargli fuoco. Dopo si sono sfogati combattendo con la polizia.. 51 arresti.p1070334

Veramente affascinante il mondo del calcio a Belgrado, ormai per le strade ci sono piu’ scritte “Pravda za Urosa”  che “Kosovo bre” (e tutte le sue varianti). Uros Milic e’ un ventenne tifoso della stella rossa  che ha tentato di spegnere una di queste torce allo zolfo in bocca ad un poliziotto in borghese. Al processo si e’ difeso dicendo che non pensava fosse un poliziotto ma un fan della squadra avversaria. Nonostante questa ferrea difesa,  lui e i suoi amici hanno fatto talmente tanto casino anche in aula che il giudice ha deciso di dargli 10 anni un’assoluta novita’ per la Serbia (almeno in prima istanza). Gli hooligans sono infuriati, i gruppi di sostegno su facebook raggiungono migliaia di membri indignati che chiedono giustizia. Per fortuna c’e’ anche qualcuno un po’ piu’ spiritoso come il gruppo “Prada za urosa”  che giustamente spiega “Il fatto che Uros sia in prigione, non significa che non possa seguire i piu’ nuovi trend della moda..Alla prigione centrale di Belgrado – dice un sito legato al gruppo – arrivera’ in persona Carry Bradshow a mostrare i piu’ recenti must nel campo della moda..” .

E lo sfascio della Stella Rossa è sempre più grave non solo fra i Delje ma anche all’interno del Club: non c’è più una lira, i giocatori non vengono pagati dall’inizio dell’anno ed è di oggi la notizia di un giocatore, lo sloveno Simic, ha dovuto lasciare il proprio appartamento perchè non poteva più permetterselo.

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2 Responses to “Grobari and the city”

1. Lina
said on April 22nd, 2009 at 23:29

bel post lucy
non so’ dove hai trovato il coraggio di andare allo stadio !!
io sarei morta di paura

2. beppe
said on April 29th, 2009 at 15:34

Hai ragione, sono a BG da qualche giorno e le scritte per Uros sono ovunque, come la sua faccia… qualche Kosovo bre rimane soltanto in kneza milosa davanti all=ambasciata usa, ancora senza le finestre…
Sono andato anche io allo stadio, ma al marakana, la mia stella rossa ha vinto per due a zero ma non mi ha abbracciato nessuno…
Sara’ che non ho un cane…
Saluti da Beograd!

beppe

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