Guca o del luna park

Guca o del luna park

guca2Dopo due settimane di assenza ho dovuto lottare per riavere la mia casa, gli insetti avevano di nuovo ripreso il controllo della situazione, con i ragni al comando.  Ho dovuto far capire con forza chi comanda, ma ho lasciato loro qualche enclave in qualche angolo per rispettare l’equilibrio del mondo e perchè tanto non li avrò mai totalmente fuori di casa.

Il giardino invece era molto meglio di quando l’ho lasciato perchè quel tesoro del vicino, a cui avevo chiesto di annaffiare un paio di volte, ha tagliato l’erba e potato le rose.  Questo nonostante Max gli abbaii continuamente con un certo odio.  Un po’ spiazzata gli ho regalato una delle bottiglie che mi ero portata dall’Italia, un prosecco. “Ah – mi fa – questo lo apro per il matrimonio di mio figlio!”. Io ingenua chiedo: “Che bello e quando si sposa?” “Dio solo lo sa! Ha ventottanni e ancora niente!”. Imbarazzata cerco qualcosa nella macchina prima che 1- mi chieda l’età e il mio stato civile 2- mi proponga di sposare suo figlio. Fuggo in casa dicendo comunque che è meglio che se lo beva prima anche senza festeggiamenti da fare..

Il giorno dopo mi ha addirittura invitato a prendere un caffè da loro, ma mi sono ben guardata per i motivi 1 e 2.

Dopo di che abbiamo fatto un salto a guca, paesino di cinque mila abitanti a sud di Cacak, dove ad inizi  agosto c’è la strafamosa festa delle trombe, simbolo di questi pazzi pazzi balcani, di kusturica, gli zingari le bottiglie spaccate in te

guca

sta. Pare che ci venga mezzo milione di persone di cui una gran parte di stranieri, la festache è l’opposto di Exit. Quello di Novisad infatti  è  il festival nato contro milosevic, dei giovani che amavano il rock e che ogni anno attira i cantanti più importanti della musica internazionale, il festival che è democratico e va verso il futuro. Guca invece rappresenta la vecchia serbia, ma anche quella forse più immaginata, nazionalistae un po’ folle.

Forse ero un po’ stanca per il lungo viaggio da sola in macchina dall’Italia, ma non c’ho capito nulla. M i sembrava di essere allo stadio: una quantità di ragazzi ubriachi pronti a levarsi la maglietta per dimostrare il loro valore, a sventolare la bandiera serba per dimostrare il loro amor patrio e pronti a soffiarti nell’orecchio l’urlo della trombetta da stadio, appunto, che impazzava a Guca per il gusto di rompere i coglioni al prossimo. E sì, c’erano le magliette con la facciona di karadzic, i banchini che vendevano mille accessori simil militari i finti kalashnikov (certo vedere i bambini con questi giocattoli fa sempre il suo effetto), ma anche questo nazionalismo e militarismo risultava un po’ falso, un po’ da lunapark, come quegli adulti che vanno nei boschi per fare  giochi di guerra con armi che sparano colori.

Non so, ho visto tutto in maniera superficiale per la stanchezza e per la mia disorganizzazione, ma sto guca mi ha  deluso sia nel bene che nel male.  Ed io che avevo creduto alle parole del benzinaio di cacak a cui avevo chiesto com’era il festival e quello mi aveva risposto “Guca non lo puoi raccontare: devi viverlo!”.

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2 Responses to “Guca o del luna park”

1. beppe
said on August 19th, 2009 at 11:49

Visto come funziona con le enclaves nei Balcani, fossi nei tuoi ragni mi sentirei assai preoccupato…

2. lucy
said on August 19th, 2009 at 12:43

nooo poveri ragni!! ma non ti preoccupare non è il caso.. conviviamo benissimo…

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