školovanje u “serbiji” ovvero quando la tua scuola si chiama “serbia”

školovanje u “serbiji” ovvero quando la tua scuola si chiama “serbia”

scuola

Oggi è giornata di serbità sui maggiori media online della BiH. Tre notizie che si fanno da spalla e che servono a creare subito lo scandalo, e soprattutto a fare prendere posizioni, schierarsi in questa continua sfilata di pedoni bianchi e neri, protesi nel loro continuo fronteggiarsi.

In realtà non e’ successo nulla o almeno, si  sarebbe potuto evitare di farlo diventare qualcosa, e più di tutto una notizia. Invece tutti/e a dare fiato alle trombe. La pietra del dissenso/consenso (dipende dai punti di vista) è l’inaugurazione di una scuola elementare a Pale costruita con fondi congiunti della Repubblica Serbia e della Republika Srpska e la presenza di Tadic, primo ministro della Serbia insiema a Dodik, primo ministro della Srpska, una delle due entità della BiH quella con il 49% del territorio…

La scelta del nome, misero di per se la dice lunga sulle meta-intenzioni dei finanziatori. ma anche questo non sarebbe nulla più che cattivo gusto se immediatamente non rimbalzasse il commento di Haris Silaidzic sullo schiaffo alle istituzioni (quali quelle in perenne ostruzione l’una dell’altra?) e all’unità (quale fata morgana)  della BiH.

Ma non basta, a cementare l’inconciliabilità e l’appartenenza esclusiva, approfittando del crescendo di attenzione sulla partita Turchia -BiH che si giocherà mercoledi esce un articolo sul tifo dei politici e naturalmente foto e titolo sono tutti per Dodik e per la Serbia, per la quale ha tifato e tiferà per sempre.

Naturalmente in questa cornice le dichiarazioni si sprecano, le agenzie sulla scuola e sul calcio sono una occasione imperdibile per i media bosniaco-erzegovesi per continuare a scavare al fossa ai propri lettori e lettrici. Nulla è cambiato si continua a soffiare sul fuoco si continua a creare occasioni per dimostrare inconciliabilità, per strutturare provocazioni, per creare unità attorno a questo o quel mito identitario.

Oggi, qualcosa si e’ rotto o forse si è aggiustato perchè finalmente ho smesso di ascoltare questa organizzata cacofonia dell’odio e mi sono rimessa a guardare la cornice. I fili che tirano i/le burattine sulla scena. Questo non-paese stanca se si concentra lo sguardo sui contenuti, dilania per il suo andare in picchiata.

Dunque meglio guardare ai contesti, ritrovare la propria posizione che è una non-posizione, un lavorare da e sui margini. Un concentrarsi del se sull’altr@ ed un sorridere su questa magia geografica che rende possibile formarsi in Serbia a pochi chilometri da Sarajevo sulla strada che porta a jahorina.

vale

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