L’esercito dei ragazzini

 

L’esercito dei ragazzini

Posted by lucy on 7 October 2009 , 2 Comments

“In Bosnia non esistono movimenti alternativi, giornali di cultura underground, non ci sono punk band, non esistono più movimenti urbani. L’ultimo è quello dei tifosi. Il calcio è l’unica cosa attorno alla quale si ritrovano i giovani, dove convoglia la loro energia, lo stadio è l’unico posto dove si ritrovano tante persone assieme. Per questo chiunque è al potere vuole controllare il tifo e il calcio”.

Saša tifoso dello Zeljenićar (Sarajevo) editore della fanzine “The Maniacs” (gruppo di tifosi dello Zeljenićar)

Sarajevo – my personal hooligan

Una pallottola dietro l’orecchio e un ragazzo di 24 anni è morto, un tifoso del Sarajevo. Appena l’ho saputo sono andata a controllare la foto, non per altro, ma poteva avere l’età del mio “amico” S. il ragazzino dell’Horde Zla (gruppo di tifosi di Sarajevo) che avevo intervistato l’anno scorso. Durante il queer festival ci eravamo rivisti e ci eravamo affrontati, lui mi aveva avvertito (o minacciato): non andare dove si tengono gli eventi del queer festival che anche se sono nascosti li troviamo e non mi andrebbe di trovarti là, dall’altro lato.

9b615456-88ee-41b4-b5ea-c62f60df82e6_mw600_mh450-300x225Il nome sui giornali non era il suo ma si sa che i tifosi ai giornalisti (femmine poi) non dicono mai la verità. E chissà se questo ragazzo 24 enne ucciso domenica scorsa a Siroki Brijeg era amico di S. chissà se anche lui vestiva casual come gli inglesi, ma tifava ultrà come gli italiani e chissà se anche lui era ormai dipendente come un drogato dall’adrenalina degli scontri con la polizia e con le altre tifoserie.

S. era un veramente un bambinetto, sui vent’anni al massimo. Lo chiamo per l’intervista e mi cambia l’appuntamento da un posto all’altro per non farsi vedere da altri fans, perché non è consentito in teoria parlare con i giornalisti. Arriva tutto molleggiato con il cappello da baseball calato sugli occhi e lo sguardo da bambino che ha appena fatto la marachella, forse la deve ancora fare, ma insomma ce l’ha lì in testa, la marachella. Mi dice che no la nazionalità o la religione non c’entra nel loro tifo, non gliene frega niente.. non è come a Mostar divisi tra cattolici e musulmani (croati e bosgnacchi).

I loro principali rivali sono quelli dello Želijeničar, la squadra dei ferrovieri, del quartiere di Grbavica ma ce l’hanno parecchio anche con quelli del Čelik di Zenica o dello Zrinski di Mostar. Si racconta che una volta quelli dell’horde zla siano andati al bar di uno dei Maniacs (Želijeničar), lo hanno trascinato fuori e infilato in macchina, lo hanno letteralmente rapito. Per riaverlo i rivali si dovevano presentare al ponte disegnato da Renzo Piano, il ponte dell’amicizia o qualcosa del genere, progettato nell’ambito del progetto di scambio culturale con la città martire della guerra di Bosnia. I maniacs dalla parte del quartiere di Grbavica, e l’Horde Zla dalla parte del museo di storia contemporanea. Il ponte dondola normalmente, chissà come dondolava durante la battaglia.

Tutti sanno che ora come ora quelli dell’Horde Zla sono ormai dominati da questi nuovi ragazzini, fissati con lo stile di tifo inglese, con indosso le scarpe da ginnasti bianche e il cappellino da baseball e le botte, tante botte, che per evitare la polizia si fanno in posti lontani dallo stadio, per appuntamento. Prima erano dell’Horde Zla ovest, sugli spalti laterali poi hanno iniziato la loro ascesa in curva con le critiche agli anziani, ormai giudicati troppo corrotti e collusi per guidare il tifo.

Nella battaglia finale con la vecchia guardia per il dominio della curva si trovarono nel parcheggio dello stadio di Koševo. C’ero anch’io a quella partita e rimasi molto stupita vedendo che nella curva dell’Horde zla un tifoso del sarajevo veniva buttato giù dalle scalinate e picchiato dagli altri tifosi del Sarajevo. “ah si era uno dei vecchi che tentava di tornare in curva – dice S. – ma lo abbiamo cacciato, poi ci siamo dati appuntamento dietro lo stadio”. E la polizia? chiedo con la bocca sempre più aperta “I vecchi leader hanno buoni rapporti con la polizia e gli hanno chiesto di non intervenire pensando che ci avrebbero battuto facilmente. E invece abbiamo vinto noi!”. La polizia, dice S., interviene solo quando viene danneggiata la prima macchina.

Gli occhi brillano l’adrenalina della lotta è impareggiabile, l’eccitazione della pianificazione, della strategia, una piccola guerra: a volte contro altre tifoserie, a volte contro la polizia (capita di tifoserie diverse che si coalizzano contro la polizia).L’obbiettivo in fondo è importante relativamente, ci va costruita una storia, una motivazione e poi partono galvanizzati dal gruppo, che a volte è assetato di sangue.
È come con il risultato delle partite o la qualità del calcio. Ok si sa che il campionato è truccato che la partita in casa la vinci e quella in trasferta la perdi e che per forza di cose il gioco è sempre peggiore, ma per la tua squadra tiferai vorrai sempre il tuo posto in curva o la tua sedia in tribuna e i vicini di posto sempre quelli, da una vita.

Siroki Brijeg – non più tifosi ma croati o musulmani

Una pallottola dietro l’orecchio e un ragazzo di 24 anni è morto. È domenica 4 ottobre, San Francesco, a Siroki Brijeg si aspetta la partita con la squadra della capitale bosniaca il Sarajevo. Siroki Brijeg è una cittadina di 10 mila anime tra Mostar e Medjugorije, qui San Francesco non è un santo qualsiasi perché uno degli eventi rimasti ben impressi nella memoria è la strage di trenta frati francescani da parte dei partigiani comunisti, quelli di Tito, nel febbraio del 1945. Siroki Brijeg è la Erzegovina hard core, quella che vorrebbe essere Croazia.

Sono le 15.30 del 4 ottobre ed è l’inferno nella piccola cittadina erzegovese, la polizia locale afferma che l’attacco dei tifosi del Sarajevo era stato preparato accuratamente, i tifosi del Sarajevo hanno detto che sono stati attaccati appena scesi dal bus. Un cinquantenne viene colpito di fronte a casa propria, la polizia dice che è un colpo sparato dai tifosi. La polizia dice che i sarajevesi sono arrivati armati.

Si sentono armi automatiche sparare nei video postati su youtube, un morto e 30 feriti di cui sei gravi, si parla di un ragazzo ucciso da un sasso. Solo dopo si ammetterà che è stato colpito da un’arma da fuoco, prima sembra di un poliziotto, poi si precisa “presa” ad un poliziotto.

Viene arrestato il presunto assassino, un ex della milizia croata durante la guerra, confessa ma dopo poche ore “fugge“ e si pensa che si sia rifugiato in Croazia. I due ufficiali giudiziari che lo avevano in custodia vengono sospesi, i tifosi scendono in piazza, a Sarajevo, a Zenica, a Tuzla, a Siroki Brijeg. A Siroki si dice che chi ha sparato stava difendendo la città, a Sarajevo si chiede a gran voce il rilascio di alcuni tifosi arrestati e il ritorno dei feriti facendo capire che chissà cosa potrebbe succedergli in mano agli “altri”.
Nella notte il vice presidente della Federazione e i rappresentanti dei tifosi del Sarajevo sono andati a trattare con il procuratore locale e si sono ripresi i “loro”. Il giorno dopo il procuratore dirà che sì non c’era motivo per trattenere i tifosi del Sarajevo.
Ma ovviamente quello che sembra è tutta un’altra cosa: uno scambio di prigionieri.

Serbia – gli hooligans xenofobi

Un altro ragazzo morto, questa volta francese, 28 anni, venuto a vedere il suo Tolosa giocare con il Partizan, una delle due squadre di Belgrado, picchiato a sangue in un bar in centro prima della partita. I picchiatori erano molto armati e non erano arrivati per caso nello stesso bar dei ragazzi francesi. E siccome in Serbia vige il complottismo, siccome di lì a due giorni si doveva tenere il gay pride e mica tanti lo volevano, neanche forse dello stesso governo che da una parte diceva di appoggiare la manifestazione, neanche dalla polizia che diceva di volerli proteggere. Allora, si dice, che la violenza delle settimane prima, ufficialmente degli hooligans e dei gruppi nazionalisti sia stata orchestrata per far capire all’Europa e al mondo che il governo certo che avrebbe voluto il gay pride in centro a Belgrado, ma non ce l’avrebbe mai fatta a tenere a bada gli hooligans. E nel frattempo qualcuno si è fatto sfuggire le cose di mano. Oppure sono stati loro autonomamente a pensare di picchiare sodo per fare paura.

Comunque sia il gay pride non si è fatto, si sono arrestati un po’ di nazionalisti, e si è mantenuta un’ atmosfera di tensione. Un australiano è stato picchiato, un paio di libanesi anche sono stati mandati all’ospedale.

I nazionalisti, che sono spesso hooligans, magari quelli che hanno studiato di più sono parte del gioco e sono altri ragazzini a cui vengono date in questo caso le magliette con la faccia di putin e torce al magnesio. Quello che ho intervistato ha vent’anni è studente di legge ed ha in bocca una serie di parole.. il popolo… la nazione serba.. pervertiti…contro natura.. religione ortodossa… tutto ciò che viene dall’occidente è il male etc. etc.Lo hanno arrestato la domenica del gay pride e gli hanno trovato a casa spranghe e altre armi.

Dieci giorni dopo l’attacco il ragazzo francese è morto per le conseguenze del pestaggio, la Serbia è rimasta senza fiato, addolorata e arrabbiata che esista ancora una parte del proprio paese che non vuole uscire dagli anni novanta.

A Belgrado si sono iniziate ad accendere candeline in ricordo del ragazzo francese, è stato proclamato un giorno nazionale di lutto, il primo ottobre c’è stata una bella marcia per la non violenza e una città del sud della Serbia ha deciso di dedicare una via in nome del ragazzo morto. Per la prima volta i miei amici mai impegnati si sono incazzati per quello che sta succedendo nel loro paese.

Gli arrestati per il suo omicidio rischiano quarant’anni, hanno fra i 18 e 22 anni solo due hanno più di venticinque anni.

Sono i giovani nati sotto milosevic e cresciuti sotto le sanzioni, si dice, non è colpa loro se hanno visto tanta violenza, tanta povertà e tanta frustrazione attorno a se’.. si inizia già a sentire (e gli altri?). Una cosa è certa: sarebbe un errore dare tutta la colpa a dei ragazzini.

Tags : belgrado, calcio, gay pride, hooligans, horde zla, maniacs, sarajevo, siroki brijeg, tifo, Tolosa

Filed under : calcio, commenti dal margine, manifestazioni | Trackback URI | Comments RSS

2 Responses to “L’esercito dei ragazzini”

  1. Lorenzo
    said on October 8th, 2009 at 12:09

Ciao,
le uccisioni dei due tifosi sono episodi che fanno riflettere e che peraltro non sono sconosciuti al mondo sportivo. Se c’è stata una reazione civile da parte della cittadinanza, se le persone (specialmente i ragazzi, che forse sono i più diretti interessati) iniziano a prendere coscienza del problema, è già un buon passo secondo me. Un passo importante per evitare la formazione di “lobby” dei tifosi che – come accadeva tempo fa in Gran Bretagna e come ahimè accade ancora oggi in Italia – hanno più potere dei dirigenti delle società calcistiche e delle stesse forze dell’ordine.
Per ciò che riguarda il gay pride, non so dire granché perché non conosco le norme che in Serbia contemperano l’esercizio della libertà d’espressione e il mantenimento dell’ordine pubblico. Se dette norme sono in qualche modo restrittive e hanno perciò permesso il divieto alla manifestazione, è già un bene che si sia aperto un dibattito (spero svolto serenamente!) sull’argomento. Chissà che non sia un primo passo verso l’ottenimento di una chiarificazione, in senso ampliativo, del diritto a manifestare. Come sempre, dipende dagli interlocutori coinvolti.
Big hugs from Italy,

Lo’

  1. Alberto Presente
    said on February 10th, 2010 at 12:45

Basta con l’apoteosi della violenza. Basta con le notizie che sfruttano la curiosità malata di psicopatici. Auspico che anche lo sport torni nei suoi valori originari. Non si può accoltellare un altro ragazzo perchè dei miliardari in mutande vincono o perdono giocando una partita di pallone.

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