il cimitero

il cimitero

Sono andata al cimitero oggi, volevo vedere chi erano quelli che andavano da Đinđic, a commemorare il presidente ucciso 7 anni fa in pieno giorno, di fronte al governo. Da allora tutto è cambiato o forse tutto è tornato come era prima. Non riesco mai a capire se gli eroi servono, se magari non si diventa martiri solo dopo morti e quello che invece si è fatto sporcandosi le mani viene dimenticato e basta. Ma Zoran Đinđic ha un indubbio fascino, filosofo con lo strabismo di venere, quel mezzo sorriso ironico e quelle parole appassionate, diverse, finalmente.
Poi l’omicidio plateale, di fronte al governo, sfacciato, fatto da persone pagate dallo Stato. In quel momento è stato come se si fosse  è chiusa la breccia che si era aperta il 5 ottobre del 2000 con la cacciata di Milosevic, quello di un’altra Serbia possibile. E’ come se il grande vecchio, il Potere con la p maiuscola e l’anima nera, della politica serba guardando dalla finestra quello che succedeva laggiù in basso avesse detto “ok, vi abbiamo fatto giocare. Adesso basta”.

E comunque ho un debito nei confronti di   Đinđic visto che ho iniziato a occuparmi di Balcani con il suo omicidio. Avevo conosciuto questo studente serbo che faceva l’istituto europeo e come giovane radiofonica mi incuriosì sentir parlare di un paese così lontano e così vicino. La Serbia figurati! pensai ricordandomi a malapena la capitale, ah già Milosevic e tutto il resto… Poi gli dissi ok, se c’è qualcosa che riguarda i Balcani ti chiamo. La settimana dopo ammazzarono Đinđic e lo chiamai. (Lì capii che, esattamente come mia madre, portavo parecchio sfiga).

e quindi oggi sono andata al cimitero e max si è infilato in macchina e ho deciso di portarlo.. quindi ero lì con il cane e la macchina fotografica, e queste persone silenziose di fronte alla bara piena di fiori. Ciascuno veniva con un fiore, una candela, un attimo di riflessione di fronte a tutti quei fiori, ricordi, rimpianti, imprecazioni mentali forse, tristezza. E poi andava a posare il fiore. C’è una signora che dirige, non capisco bene perchè, le danze di fronte al sacrario. Sto facendo le foto, mi intima di andare lontano con il cane, allora glielo lascio e torno a fare le foto. Non va bene. Mi vorrebbe cacciare. Ma in effetti il cane, a parte il suo essere animale sta immobile e muto, quasi sentisse anche lui la solennità del momento.
Mi metto a parlare con questi tre signori anziani che mi dicono “lui è stato l’unico vero riformatore. Dopo di lui non c’è più stato niente”. “Con lui è morta anche la Serbia”. E poi hanno iniziato a parlare ognuno di una teoria sulla Serbia, sui criminali che sono tutti ex poliziotti, ex militari, e comunque sono tutti montenegrini. e che in genere i montenegrini hanno in mano le redini del Paese (dopo che ne hanno voluto uno tutto loro tra l’altro). L’altro signore invece mi diceva qualcosa sulla repubblica srpska, che loro fanno tutto quello che gli pare e poi non so come è arrivato a parlare di produzione di frutta o produzione di succhi di frutta. Mentre io affogavo nelle loro parole, veniva periodicamente un tizio della sicurezza che mi diceva che dovevo andare via con il cane perchè stava per arrivare la “delegazione”. Alla fine sono andata incontro direttamente alla delegazione che era la marcia organizzata dall’LDP con ceda jovanovic in testa che all’epoca era il pupillo del presidente. Il leader del movimento studentesco nel 96,97, quello che tutte le ragazze di Belgrado amavano e lo dichiaravano portando una spilla con su scritto “sposami ceda”.
Le persone a cui chiedo qualcosa, giovani, donne uomini. Dicono tutti la stessa cosa “non hanno ucciso solo lui, hanno ucciso la Serbia”. Sicuramente un pezzo di Serbia sì. Questa ragazza che fermo sta piangendo copiosamente e per un attimo penso che lei forse era ad un funerale privato, di un congiunto. Invece no, mi dice che suo padre è stato uno dei fondatori del Partito Democratico della sua città e che anche lei fa politica da vent’anni e da sette anni questa politica non esiste più. Solo le ragazze più giovani mi dicono che vengono anche per ricordare le sue idee. Meno male non solo per piangere.
Alla fine, anche nella stradina laterale becco quello della sicurezza, che è più tranquillo le delegazione è arrivata, sta facendo il suo dovere. Lo tranquillizzo anch’io, “sto qui vede? faccio solo delle foto non mi avvicino”. poi gli chiedo se è del partito o del cimitero. “Del cimitero” mi risposnde. “E quindi ogni anno…” annuisce “ogni anno…”, “ma com’è? diminuisce la gente con il passare degli anni”. “no, no – mi risponde- aumenta”

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One Response to “il cimitero”

1. Emina Ristovic
said on March 13th, 2010 at 19:04

Mi sento triste anche oggi, proprio come lo ero ieri, mentre sto leggendo il suo testo. Rimpiango per non esserci stata ieri a Belgrado,ma come se lo fossi stata, almeno con pensiero. Non potevo a non pensare a lui, proprio come ogni 12 marzo, lui che proprio come me sognava una Serbia diversa. Una Serbia in cui potevo tornare un giorno. Me l’hanno portato via. Ce l’hanno portato via ma non sono stati capaci, mai lo saranno, a cancellarlo dai nostri cuori. Lì vivrà per sempre. E con lui vivrà anche quella Serbia che ha sognato, che ha voluto, e che forse un giorno sarà uguale a quel sogno. E’ la mia speranza, e non soltanto la mia. E’ la speranza di molti miei connazionali. La speranza, si sa, muore l’ultima.

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