Biljana Kovačević Vučo, elogio dei traditori..

BIljana Kovacevic Vuco, elogio dei traditori..

La incontrai al Merkur con uno scagnozzo più giovane di lei. Molto dura, leggermente in tensione, mi concede un’intervista prima delle elezioni presidenziali prima dell’indipendenza del Kosovo. “Ho sempre un po’ di apprensione nei posti pubblici. La gente mi può riconoscere e reagire male. Poco fa in ospedale incrocio nei corridoi un uomo che mi vede e si capisce che gli sembra di conoscermi, la sua espressione quindi si allarga prima in un sorriso, poi evidentemente si ricorda dove mi ha visto – in televisione, in un giornale- e la sua espressione diventa di odio e mi insulta “brutta troia” e se ne va”.

E’ morta ieri Biljana Kovacevic Vuco per complicazioni in un rtapianto di reni. Presidente dello YUCOM, associazione di avvocati per i diritti umani, era una di quelle streghe di Belgrado, una delle traditrici della causa serba.
Grilli parlanti insopportabili che la vedono sempre nera, sempre nazionalista, che anche tadic non va bene e invece dio mio è una mammoletta.. e loro sempre lì a disputare che bisogna affrontare il passato.. ma quale passato se non c’è futuro e se c’è non lo vogliamo certo con questo passato che abbiamo appena lasciato, e basta con questa Srebrenica! E gli altri allora? quello che hanno fatto a noi!?

Le human rights defenders sono in genere donne o queer per questo ancora più disprezzate/i (prendono soldi dalla cia, fanno un sacco di soldi per odiare il proprio paese.. e che ci stanno a fare allora? che se ne vadano!). Qualche settimana fa Borka Pavicevic del Centro per la Decontaminazione culturale mi raccontava di uno che la insultava in piscina, dandole della grassa e traditrice Che fatica, pensavo mentre me lo raccontava, sei una persona pubblica, un corpo, un obbiettivo, tutti ti conoscono e te non li conosci (anche se sai chi sono e come ragionano).. Va bene che il personale è politico ma come fanno? Io piangerei tutto il tempo (”non sono grassa è che ho le ossa grosse!!buaaa”).

In quell’intervista al Merkur Biljana mi colpì tantissimo. Così chiara, così logica e mi chiedevo ma è così difficile ragionare nei balcani? è così difficile essere antinazionalisti? e lei mi disse “Guarda che a pensarla in questa maniera e ad agire di conseguenza, ad essere attivi, siamo molto pochi un centinaio al massimo”. Da ieri sono 99.

La settimana dopo nello stesso centro commerciale dove ci incontrammo scoppiò una bomba perché la catena di supermercati era slovena e la Slovenia appoggiava l’indipendenza del Kosovo.
Io decisi che dovevo assolutamente andare a vivere a Belgrado a fare la resistenza insieme alle donne e ai queer.
A Belgrado ci sono andata ma non sono riuscita ad entrare in quei cento, non ero abbastanza dura per essere sempre in battaglia, non ero abbastanza affascinante e affascinata per stare nel mondo queer femminista
Un’altra amica queer mi diceva “Quando vado fuori dalla Serbia rinasco, perché non devo essere sempre lì a guardarmi le spalle o a pensare come gestire un’eventuale violenza. Però ti confesso sono stata un anno in Inghilterra e questa sensazione di costante allerta mi mancava. Mi mancava l’adrenalina”.

E Biljana Kovacevic l’avevo rivista non tanto tempo fa nella sede dello Yucom per parlare del giornalismo di guerra e in quel momento mi resi conto che ero diventata un po’ come gli altri e pensavo mamma mia come la vedono nera queste.. e non scrissi nulla della sua intervista. Mi sono resa conto che ero un po’ stanca e ho iniziato a programmare la mia uscita dalla Serbia. Volevo tornare in Toscana dove tutti la pensiamo allo stesso modo: quello giusto.

Ma resta grande l’ammirazione rimane per chi preferisce tradire rispetto ad aderire, come Biljana.

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