Voi che vivete sicuri.. meditate che questo è stato

Voi che vivete sicuri.. meditate che questo è stato

"Bosnian girl" di Šejla Kamerić (2003)

In Bosnia Erzegovina l’11 luglio non mandano musica, non mandano film, solo musica classica o religiosa. E’ il giorno del lutto, il giorno in cui si ricorda il massacro di circa ottomila musulmani in pochi giorni, la presa di Srebrenica l’enclave protetta dall’Onu da parte dell’esercito Serbo-bosniaco di Ratko Mladic (ancora fuggitivo), i giorni in cui i caschi blu olandesi abbandonarono i civili spaventati e si lasciarono dietro scritte come quella qui a sinistra.

E’ uno di quei massacri senza parole, che vorremo scordarci perchè non è possibile pensare che qualcuno possa pianificare di portare, mille, duemila persone in una scuola per ucciderle ore e ore di lavoro, di munizioni di armi automatiche di bombe a mano e nei giorni successivi di scavi per le fosse comuni. Un lavoro enorme, sotto il sole di luglio e agosto. (Ecco una ricostruzione fatta da Birn).

Anzi non è un massacro, è un genocidio dice il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja ovvero un atto commesso“con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Invece no, non è un genocidio è un tremendo crimine di guerra, ha detto il Parlamento serbo in una recente dichiarazione su Srebrenica che però, per non scontentare il ventre molle di una certa parte del paese, dovrà essere seguito da una dichiarazione di condanna di crimini commessi contro i Serbi.

L’11 luglio non è mai una data facile è il momento delle provocazioni e dei tentativi di riconciliazione e allora a Banja Luka si dà un premio a Radovan Karadzic, accusato al Tribunale Internazionale dell’Aja anche per Srebrenica, mentre il presidente serbo Tadic viene alla commmemorazione a rendere onore alle vittime e qualcuno protesta perchè non lo vuole.
La strumentalizzazione politica è in agguato in ogni angolo, da parte dei religiosi, dei nazionalisti e degli internazionali e qualche idiota che spara in aria a mo’ di sfida al mondo, il giorno prima della commemorazione, c’è sempre, ma è vero che il rito della sepoltura collettiva il dolore delle madri è potente, inarrestabile, straziante.

Oggi a Srebrenica ci vivono ragazzi serbi e ragazzi musulmani che hanno ong e lavorano sodo. Alcuni sono diventati bravissimi a raccogliere il denaro che – senso di colpa della comunità internazionale – continua ad arrivare in città, bravissimi a scrivere progetti e a trattare con le autorità. La divisione è ancora molto forte ma non totalizzante. Ed è molto più voluta dagli anziani. Ad esempio c’è il risentimento degli sfollati serbi di altre zone che sono stati trapiantati qui a prendere il posto dei cittadini scomparsi o fuggiti con un chiaro intento di coltivare il proprio odio e la propria frustrazione. Non solo sei stato cacciato dalla Croazia, dal Kosovo o da Sanski Most in Bosnia, ma vivi in una cittadina fantasma dove non c’è economia, gli aiuti non arrivano e dove tutti i giornalisti e le ong del mondo ti vengono a ricordare che sei serbo e quindi colpevole del genocidio dei musulmani.

E quindi l’11 luglio non è una ricorrenza facile, chi vuole ricordare vuole andare avanti? chi vuole andare avanti vuole ricordare? I miei coinquilini serbi, due ragazzi giovani con non grande coscienza politica, si scocciavano l’11 luglio perchè ovunque c’era questa orribile e noiosa musica e se loro avevano voglia di vedere altro, di sentire altro? Un’altra amica musulmana invece non andrà  alla commemorazione perchè hanno ritrovato i resti del fratello ma non del padre, solo quando sarà possibile seppellirli entrambi ci andrà. Invece alla commemorazione ci trovi la signora che ha perso il figlio e non l’ha ancora ritrovato e ti dice che viene lo stesso e continua a sperare.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)

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One Response to “Voi che vivete sicuri.. meditate che questo è stato”

1. Beppe
said on July 12th, 2010 at 20:00

Sembra assurdo, ma più il male è enorme ed evidente, tanto più si prova a negarlo, circondarlo di nebbia, cospargerlo di distinguo.
Anno dopo anno cresce un revisionismo immondo, che nega Srebrenica, Zepa, Vukovar e Sarajevo.
E fa proseliti anche da noi.

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