barricate e capelli rossi

barricate e capelli rossi

cassonetti

Perché alla fine la domanda è chi diavolo ci va su queste barricate che nascono come funghi? Vengono pagati, dicono gli albanesi, sennò chi ci starebbe! dice che gli danno 80 euro al mese, se fossi serbo ci andrei anch’io sicuro!
La ragazza del centro giovani invece mi dice con gli occhi che brillano di passione, certo che ci andiamo è un dovere morale. Così come il giovane democratico, io ci vado come volontario ogni volta che posso. Aha volontario… Chi lavora nelle aziende statali infatti qui a Nord (acqua,elettricità, comune, università etc.) fa dei turni di lavoro alle barricate. Se non ci vado, mi dice uno, ho problemi al lavoro però non lo scrivere mi raccomando che magari qualcuno lo legge in Italia e passo dei guai. Che si fa alle barricate? te lo dico io cosa si fa: la moglie ha delle ore libere dal marito e può vedere il ganzo e viceversa.

Poi c’è la signora del villaggio che ovviamente va alla barricata perché è lì e soprattutto perché la Kfor per levare un’altra barricata ha costruito un enorme check point – strano check point da cui non si può passare – e ha bloccato la strada principale per andare in città. Ora c’è sto campo base tra il villaggio serbo e quello albanese, neanche fosse Restrepo camp in Afghanistan. La signora, e molte altre come lei, sono incazzate nere.

Però con il tempo la passione cala. “Non abbiamo tempo di andare alle barricate” mi dice cortesemente la ragazza di un’altra ong oggi, “Non ne vedo la necessità” mi dice il ragazzo del punto internet del villaggio misto.

paneNel villaggio misto c’è questa ragazzina 15 enne dai capelli rosso carota che mi attira subito e io lei perché sono grande e ho una macchina fotografica. E’ bosniaca e albanese e parla tutte e due le lingue senza problemi, mi porta a casa sua, una casa povera tipica dei villaggi di qua, tappeti ovunque una stanza riscaldata con la stufa che è anche cucina e basta. La madre mi bacia e mi abbraccia e mi dice subito “Mi può aiutare per la stanza?”, la stanza? “sì la stanza!” e mi fa vedere la sua camera da letto, freddissima e con un muro mangiato dall’umidità. Dopo una mezz’ora di discussione sulla “stanza”, la ragazza mi dice vieni ti porto da un mio amico che parla inglese così puoi fargli delle domande. Strano, penso, stiamo parlando da un’ora in bosniaco-serbo e ci capiamo benissimo, ma tant’è. Nel frattempo si scioglie i capelli, si pettina, si mette il lucida labbra si toglie il sopra della tuta e si mette un piumino sciccosissimo. Andiamo a casa del suo amico ma lei si vergogna a suonare “vai tu vai tu che mi vergogno!!!” e ride dall’imbarazzo. Alla fine arriva questo amico, un ragazzo enorme serbo, 10 anni più grande di lei che naturalmente non sa una parola di inglese, ma che, come mi dice più tardi la ragazzina, “hai visto come è bello? o mi raccomando facci una foto insieme e fatti dare il numero di telefono che poi lo copio”. Ovviamente ho fatto tutto quello che mi ha chiesto e per un attimo, un attimo solo, ho invidiato i suoi 15 anni.

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