delitto e castigo

delitto e castigo

Appena tornata a casa, dopo aver fatto chilometri in aereo e in treno, praticamente di fronte Monumento a Mitrovica Nord, chiamato dai locali "barbeque" per ovvi motivial mio portone, mi è cascata la bottiglia di rakja e si è rotta in mille pezzi. Più che altro si è rotta dentro mia borsa dove stava, preziosamente custodita, insieme a varie cose tra cui il portafoglio, i documenti, il cd dell’ong anticorruzione, ma soprattutto il quaderno con tutti i miei appunti, e numeri di telefono, di questa e della scorsa volta a Mitrovica. E siccome era un litro di praticamente alcol puro, si è cancellata un sacco di roba scritta del quadernino, in pratica tutti i bordi lasciando solo il centro un po’ leggibile.
E tutto il giorno che mi chiedo che significato possa avere questa cosa. Che non si può avere il quadro completo della situazione in Kosovo perché è tutto sbavato ai contorni? Oppure che c’è un dio dei serbi che mi guarda e mi fa i dispetti? O forse che devo bere meno rakja?

Non lo so, pensavo solo alle storie che non ho scritto e che mi ricordo, quelle che le persone, gli amici ti raccontano quasi senza chiederle in una specie di atto terapeutico. Tutti quelli che ho incontrato sono stati cacciati di casa, serbi e albanesi, spesso è il vicino di casa o l’amico che dice loro di andarsene.

E mi chiedo quando riuscirò a parlare con i perpretators, con i colpevoli, con l’amico serbo di basket che improvvisamente fa finta di non riconoscere l’amico albanese e lo deporta in un posto militare possibile obiettivo dei bombardamenti o con il vicino albanese che va dal serbo di Pristina dopo la guerra e lo avverte/minaccia ‘adesso e meglio se te ne vai’.

Anche se la storia più bella rimane quella dell’unico IDP (sfollato) da ‘mitrovica nord a mitrovica nord’ che aveva la casa nella confidence zone quella sicura accanto all’Ibar dove la Nato doveva mantenere un certo grado di sicurezza. “Era talmente sicura che siamo dovuti sfollare” mi dice. “E poi quando siamo tornati per vedere se potevamo ritornare o meno abbiamo scoperto che ci avevano rubato la casa. Non rubato in casa, ci avevano letteralmente rubato la casa. Mattone per mattone, infisso per infisso, se l’erano portata via”.

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