Le mafie straniere: forme di malavita ramificate e pericolose

Le mafie straniere: forme di malavita ramificate e pericolose

di Pietro Grasso

Le mafie straniere presenti in Italia si possono distinguere in due grandi categorie: le mafie che, pur senza perdere i collegamenti con i Paesi d’origine, sono caratterizzate da insediamenti permanenti e stabili, come la mafia albanese, rumena, nigeriana e cinese, e le mafie la cui presenza in Italia è strettamente funzionale ai loro traffici e ai loro investimenti, come la mafia turca, colombiana e russa, con presenze temporanee nel nostro Paese, organizzate in piccole cellule formate da pochi individui con compiti ben precisi che, portata a termine l’operazione inerente al traffico o al riciclaggio, in genere si sciolgono per poi riformarsi con altri soggetti in vista di una nuova missione. In entrambi i casi, sia le organizzazioni stanziali sia quelle temporanee mantengono stretti rapporti con le organizzazioni criminali esistenti nei territori di provenienza, che garantiscono gli approvvigionamenti delle merci trafficate (droga, armi, esseri umani ecc.). Operano, poi, in talune città del Nord Italia bande criminali urbane, formate da giovani prevalentemente di origine balcanica, slava o sudamericana, che si contraddistinguono per ferocia criminale nel compiere atti vandalici, di aggressione e di violenza alle persone, furti e rapine, ma non denotato una struttura associativa consolidata al punto da essere considerate e perseguite penalmente come associazioni malavitose o mafiose. A mio avviso questo tipo di criminalità urbana, nonché la criminalità albanese, alla quale va assimilata quella kosovara, macedone e quella proveniente dai Paesi balcanici, è percepita dai cittadini come la più pericolosa e ramificata forma di malavita di matrice straniera. Ciò perché è costituita da soggetti estremamente violenti che si dedicano a reati di tipo predatorio come furti, rapine, accompagnate da sequestri di persona e violenze carnali, che mettono in crisi il senso di sicurezza dei singoli cittadini, terrorizzati dall’eventualità di divenire vittime, insieme con le loro famiglie, di tali reati. Di contro, la presenza delle mafie che si dedicano soltanto ai vari traffici, e che tutt’al più si scontrano tra di loro, non è recepita dall’opinione pubblica come fonte di un pericolo visibile e immediato. Diversa è la valutazione della pericolosità da un punto di vista dell’analisi criminologica, perché non vi può essere alcun dubbio che le mafie più pericolose sono quelle che hanno le migliori e più collaudate strutture organizzative, che sempre di più si avvicinano ai modelli delle nostre tradizionali associazioni di tipo mafioso, come la stessa mafia albanese, quella cinese e nigeriana.

(dall’intervista di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, nel libro di Fabio Iadeluca, La criminalità mafiosa straniera in Italia, pubblicato da Armando Curcio Editore)

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